Nicolò Incisa della Rocchetta: il progetto SASSICAIA

Continua la serie di interviste ai vignaioli che per me sono persone appassionate, che progettano un territorio e lo trasformano per produrre un piacere.

La storia dei Marchesi Incisa della Rocchetta nel panorama enologico italiano fornisce una delle possibili risposte alla domanda che continuo a porre e che genera una molteplicità di risposte pari al numero dei miei interlocutori: 

cos'è il vino?

Sassicaia è la risposta che offrono al mondo. Un vino, definito SuperTuscan, certamente di innovazione, perché nato in un territorio e da un vitigno che non avevano una conclamata tradizione in Italia. Un vino oggi della tradizione, affermatosi per le sue caratteristiche di eccellenza, diventato modello di riferimento.

Se Sassicaia è intuizione e sogno trasformato caparbiamente in prestigiosa realtà dal padre Mario Incisa, i nuovi vini della tenuta, Guidalberto e Le Difese, su progetto del figlio Nicolò, si innestano nel tracciato aperto per interpretare nuove aspirazioni e mutevoli sfaccettature.

 

Vignaiolo di oggi è:    

Nicolò Incisa della Rocchetta

Cantina:

Tenuta San Guido

Nicolò Incisa della Ricchetta

Chi è Nicolò Incisa della Rocchetta?

Il Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta nasce a Roma il 28 marzo del 1936 dove vive fino al 1942, anno in cui si trasferisce a Bolgheri.

Nel 1948 inizia i suoi studi in Svizzera alla prestigiosa scuola di Le Rosey, a Rolles sulle rive del Lago di Ginevra. Tra i suoi compagni di studi ci sono personaggi illustri quali il Principe Ranieri di Monaco, i sovrani di Belgio e il Duca di Kent. Durante gli anni trascorsi in Svizzera il Marchese acquisisce un’ottima conoscenza delle lingue francese e inglese. Nel 1954 supera a pieni voti i selettivi esami di ammissione all'Università di Ginevra dove continua la sua formazione. Si laurea con un Bachelor of Science in Economia nel 1955.

In che modo la vita lo ha portato a produrre vino?

Tornato in Italia, Nicolò affianca il padre Mario Incisa nella gestione della vasta azienda agricola di proprietà della famiglia e, calcando le sue orme, focalizza l’attenzione sulla produzione di un vino di ispirazione bordolese di cui il padre era stato il pioniere: Sassicaia.  

Segue con tenacia anche la filosofia attenta alla cura della terra, che il padre Mario Incisa, antesignano della bioagricoltura, aveva tracciato nel volumetto "La terra è viva" Appunti di scienza contadina per una via italiana all’agricoltura biologica.

Nicolò Incisa nel corso dei decenni concentra le sue energie nella produzione del Sassicaia (che Burton Anderson definisce ‘cabernet di razza’)  e degli altri due vini prodotti da Tenuta San Guido: Guidalberto e Le Difese.

Il vino prodotto è di tradizione o innovazione?

Per Sassicaia si parla di un progetto innovativo, che diventa tradizione.

Grande appassionato di viticultura qual’era, il padre Mario Incisa, intuì la possibilità del Terroir a Bolgheri e, antesignano e geniale, già nel 1944 inizia a piantare vigneti per produrre vino con tecniche rivoluzionarie per l’Italia.

Dal 1948 al 1967 il Sassicaia rimane dominio strettamente privato della famiglia, degustato solo nella Tenuta. Ogni anno poche casse venivano messe ad invecchiare nella cantina di Castiglioncello. Il Marchese ben presto si rese conto che, invecchiando, il suo vino migliorava considerevolmente, ma in quegli anni piantare una vigna a cabernet in Toscana rappresentava una forte discontinuità con la tradizione.

Nel 1968 la prima annata di Sassicaia, vino composto prevalentemente da uve Cabernet, viene accolta con l'entusiasmo degno di un Premier Cru Bordolese e si pone come progetto di forte discontinuità rispetto alla tradizione toscana e piemontese del Sangiovese e del Nebbiolo. 

Nessuno prima di allora aveva mai osato un vino ‘bordolese’ sul terreno italiano, men che meno in una zona sconosciuta dal punto di vista vinicolo.

 vigna del quercione Sassicaia

foto della vigna del quercione

 

Quanto incide l’ambiente pedoclimatico nel progetto del vino?

L’innovativa decisione di piantare cabernet, un vitigno bordolese, nella Tenuta San Guido, fu in parte dovuta alla similitudine che il padre Mario Incisa aveva notato tra questi terreni toscani e quelli di Graves, a Bordeaux. Graves significa ghiaia. Il terreno sassoso che distingue la zona, proprio come Sassicaia in Toscana, dona al vino le stesse caratteristiche dell’amato fratello francese.

I vigneti si estendono tra macchia e colline raggiungendo un’altitudine di 400 metri sul livello del mare, suddivisi per zone dalle particolari e diverse caratteristiche, sia di esposizione, sia di composizione del terreno.

Il microclima di Bolgheri è determinante per una corretta maturazione delle uve, essendo influenzato dal mare e dalla cintura di colline retrostanti che proteggono i vigneti dai venti. La diversificazione di altitudine che caratterizza ‘i tesori’ della Tenuta contribuisce alla complessità e al carattere del vino.

A conferma di ciò uno studio dell’Università di Milano ha messo in luce l’assoluta unicità dei vigneti della Tenuta San Guido per tipologia di terreno, rispetto a quelli dell’intera zona circostante. In questa situazione di grande privilegio naturale, è stato possibile trovare, in un ventaglio di oltre 2.500 ettari, i 77 ettari ideali al Sassicaia, così eccezionali da meritare una D.O.C. a loro intitolata (D.O.C. Bolgheri Sassicaia), l’unica in Italia ad essere inclusa interamente in una proprietà.

La Tenuta San Guido prende il nome da San Guido della Gherardesca (vissuto nel XIII secolo) e si trova in quella Maremma resa celebre dai versi del Carducci. Si estende per 13 chilometri dal mare alle colline, su una superficie di 2.500 ettari. Al suo interno, oltre all’azienda vinicola, troviamo l’Oasi di Bolgheri e il centro allevamento di cavalli purosangue della Razza Dormello Olgiata.

Dopo Sassicaia quali nuovi progetti di vino sono stati sviluppati?

Se per il Sassicaia Mario Incisa trasse inspirazione dal suo prozio Leopoldo, il figlio Nicolò per il nome del secondo vino, Guidalberto, prodotto dalla Tenuta a partire dall’annata 2000, si è ispirato al suo antenato Guidalberto della Gherardesca. Quest’ultimo, vissuto agli inizi dell’Ottocento a Bolgheri, fu pioniere di un’agricoltura moderna ed è celebre per aver piantato il famoso viale dei cipressi tanto caro al Carducci.

Così Nicolò Incisa racconta la ragione della creazione del nuovo vino:

La nascita di questo secondo vino ha alle spalle almeno due motivi: la volontà di cimentarsi con un’uva da noi mai utilizzata, il Merlot e il desiderio di offrire al consumatore un vino che possa essere apprezzato più giovane rispetto al nostro veterano Sassicaia.

Il terzo vino, Le Difese (la cui prima annata è il 2002), è giovane e morbido, estremamente piacevole e bevibile fin dai primi mesi di affinamento in vetro.

 

Qual è il vino che produce che dà più soddisfazioni?

Sassicaia

Sassicaia bottiglia

 

Scheda del vino Sassicaia

Tipologia : vino rosso fermo

Tipologia di allevamento della vite: Cordone speronato

Denominazione: DOC Bolgheri Sassicaia

Zona di produzione: Sassicaia

Regione: Toscana

Vitigni: Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc

Gradazione: 13,5%

Acidità:  5,60

Zuccheri residui: 0,1 gr/lt

Vinificazione: in acciaio a temperatura controllata

Affinamento: in barrique francesi per 24 mesi

Temperatura di servizio: 16-17°C

n° di bottiglie / anno: 220.000

prezzo consigliato in enoteca: €.  150,00

 

Descrizione organolettica:

Colore: Rosso rubino intenso, segno della longevità di cui Sassicaia gode. L'uva cabernet, ricca di pigmenti coloranti, dona un colore carico, intenso, impenetrabile alla luce ma luminoso in sè, accattivante e colmo di promesse.

Profumi: Sontuoso, ampio. Spicca immediatamente il marcatore aromatico tipico del vitigno: l'erbacea freschezza della macchia mediterranea. Arrivano poco dopo le famiglie del floreale e fruttato, con note di confettura ai frutti di bosco e lievi aromi terziari di frutta secca tostata.

GustoL'ingresso in bocca denota la presenza di una piacevole e fresca acidità, che conferma la longevità del vino preannunciata dal colore. L'apprezzabile astringenza del tannino è molto ben bilanciata dalla morbidezza dell'apporto alcolico e da una struttura importante, piena e avvolgente. 

 

Abbinamenti:

Per gli abbinamenti ho chiesto all'amico Marco Comastri, toscano DOC, di suggerirmi quelli che, secondo lui, sono i più stimolanti con il Sassicaia. Ecco cosa non farsi mancare:

un cibo:

direi che per me, questo non ha spazio per risposte multiple: “cinghiale in umido”, cacciato in Maremma, nelle campagne nei dintorni di dove sono nato, possibilmente dal mio caro amico Dino (Monciatti), con cui abbiamo trascorso insieme a Follonica sia l’infanzia, sia la gioventù.

un luogo:

credo che lo splendido litorale dell’alta Maremma, con i tramonti mozzafiato del sole che finisce dietro l’isola d’Elba, sia l’immagine che si associa meglio allo spirito del vino e al suo magnifico colore.

un’opera d’arte:

un ritratto di Jeanne Hebuterne di Amedeo Modigliani, per ricordare il loro grande amore e un periodo molto tormentato per entrambi. Non a caso Modigliani, a cui non è mancato lo spirito ribelle e innovativo, è di origini Livornesi e ha vissuto a Parigi, che è una città che anch’io amo moltissimo, poiché’ vi ho vissuto per lavoro per qualche anno.

un brano musicale:

“light my fire” dei Doors. E’ un brano che mi piace molto e nonostante l’eta’, lo ascolto spesso e mi sembra che con il tempo migliori !

un libro o una poesia:

questa risposta è forse scontata, ma direi proprio la famosa poesia di Giosue’ Carducci “Davanti a San Guido”. Per me questa poesia è particolarmente vicina, infatti gli alti cipressi sembrano chiedere anche a me di fermarmi e di sostare alla loro ombra. Magari per sorseggiare un bicchiere di Sassicaia

un proverbio toscano:

Chi ha fatto trenta può far trentuno” Derivato  forse dai giorni del mese : chi è arrivato al 30, non avrà grosse difficoltà ad arrivare al 31. E’ un proverbio che si può  associare al nostro vino, che secondo me migliora continuamente. Inoltre è un detto che mi è molto caro, perché’ mia nonna lo usava spesso con me. Spero di aver imparato sia dal proverbio, che da mia nonna ad avere questa attitudine, sia nel lavoro che nella vita.

 

 per maggiori info sulla cantina vai al sito  www.sassicaia.com

 

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