#vinoMadeinItaly con Donatella Cinelli Colombini, Isabella Pelizzatti Perego, Cristina Oddero

Martedì 22 marzo si è svolto a Legnano il talkshow VITE D'IMPRESA organizzato dai giovani di Confindustria Altomilanese.

Ospiti d'onore 3 imprenditrici del vino italiano.

Donatella Cinelli Colombini, Isabella Pelizzatti Perego, Cristina Oddero

Donatella Cinelli Colombini, presidente dell'associazione Le Donne del Vino che produce Brunello nell'omonima cantina a Montalcino

Isabella Pelizzatti Perego, che produce uno dei più prestigiosi vini rossi in Valtellina, nella cantina AR.PE.PE. 

Maria Cristina Oddero (con l'accento sulla e) che produce Barolo, ma anche Barbaresco, nell'omonima cantina in Langhe.

Moderatore d'eccezione Franz Botrè, imprenditore ed editore di Spirito di Vino e Arbiter.

Franz Botrè

Conduce il talk show Egidio Alagia, poliedrico imprenditore che sta progettando e realizzando l'azienda agricola biologica Druantia, che andrò a scoprire nelle prossime settimane.

Tra i molti temi trattati, scelgo di riportare il controverso ragionamento sulle strategie di internazionalizzazione del vino italiano. In sintesi: funziona esportare il brand #vinomadeinItaly oppure ogni azienda deve tentare di promuovere il brand singolarmente o attraverso un Consorzio?

Cristina Oddero e Isabella Pelizzatti Perego sembrano più favorevoli alla seconda ipotesi. Come possiamo mischiare un prosecco con un Barolo o uno Sforzato? Sono vini diversi, di qualità diversa, non paragonabili e sarebbero sviliti sotto un'unico marchio.

Donatella Cinelli Colombini e Franz Botrè appaiono di opinione favorevole ad una promozione globale del #madeinItaly anche per il vino.

In particolare Cinelli Colombini ritiene necessario un  rafforzamento del ministero del turismo, per promuovere il brand Italia e porta l'esempio di Malta che attrae molti più turisti della Sicilia, eppure la Sicilia offre spiagge, cultura, storia, i templi della Magna Grecia e cibo e vino e molto altro. Malta però si è promossa di più e in modo più efficace.

Girando un po' per l'Italia e per il mondo ed essendo sempre curiosa di capire come all'estero vedono l'Italia non solo gli esperti del settore, ma anche e soprattutto le persone comuni, mi rendo conto che il brand #VinoMadeinItaly è davvero vincente.

Non è inusuale che a Taormina un turista americano chieda di degustare una bottiglia di Brunello di Montalcino e di poterla paragonare ad una di Barolo. Ed altrettanto non è straordinario che ad Amalfi, un turista giapponese mi mostrasse la foto di una degustazione di vini della costiera che lui aveva fatto a Tokio, ma che la maggior parte dei ristoratori locali non riesce a vantare in maniera così completa ed esaustiva, nella propria carta dei vini. 

Fa notare Franz Botrè che le imprese del fashion made in Italy, hanno investito percentuali alte dei propri utili d'azienda nella promozione pubblicitaria, trascinando con sè tutto il made in Italy. Questa prassi non si è consolidata anche tra le imprese del vino.

C'è da considerare che i produttori di vino sono spesso piccole o piccolissime imprese, con volumi di produzione e di affari troppo bassi per un'offerta importante all'estero. Per queste tipologie di imprese e per certi mercati, la mediazione dei distributori è spesso determinante. Mentre in Italia viene mantenuto il rapporto tra produttore e ristorante o enoteca, in Cina non può esistere la stessa modalità di vendita.

Adri e Donatella Cinelli Colombini by ilvinoconadri.com

Oddero rimarca il fatto che all'estero è stata la Francia che ha formato e diffuso la figura  del sommelier e per questo motivo nei ristoranti vengono scelti e proposti molto di più i vini francesi rispetto a quelli italiani. Una scuola specialistica, con un master specifico per la formazione di questo mestiere è auspicabile. In effetti l'Università IULM di Milano ha già attivato un Master in Food & Wine Communication, che vanta tra i docenti anche Luca Gardini, miglior sommelier al mondo 2010.

Un'ultima considerazione, fatta da Cinelli Colombini, è legata alle strategie di vendita di Wine in black, sito di vendita di vino on line di successo, che offre confezioni miste, per una degustazione a tutto pasto. E' possibile aprire con una bollicina, di prosecco o di Franciacorta, di Trento o di Oltrepo, continuare con un rosato pugliese, salire verso un Sagrantino, un Amarone e i magnifici Barolo e Brunello e chiudere con un buon passito di Pantelleria.

Non sarebbe piacevole una degustazione di #vinoMadeinItaly così?

 

Di seguito riporto la precisazione che, dopo aver letto il mio post, mi ha inviato Mariacristina Oddero, che ringrazio:

"In merito alla questione della sponsorizzazione del brand Made in Italy, penso che sia un’ottima idea utilizzarlo, in modo elegante, per l’agroalimentare in genere e dunque anche per il vino.

In seconda battuta, penso che sia necessario un maggiore approfondimento sulle tante e diverse Denominazioni prodotte in Italia, per cui dovrebbero intervenire altre strutture, diverse dal Ministero del Turismo, perché non si possono mettere insieme Barolo e Prosecco, Brunello e Moscato d’Asti, solo per fare degli esempi. Occorre dare maggiore informazione e cultura ai consumatori finali o a chi si rivolgerà a loro."

 

 

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1 Commento

Carolina Guerini
Carolina Guerini

April 02, 2016

Il tema di una marca che attesti il luogo di produzione è un tema importante che peraltro NON puo’ e NON deve essere affrontato in modo superficiale senza le necessarie competenze di marketing. Per la Cina, ad esempio, i francesi hanno sviluppato un marchio di sucesso, ma ad hoc, e soprattutto facendo una scelta dei vini da aggregare sotto il marchio ombrello!! Un marchio generico ( e non una potenziale marca) non servirebbe ad alcunche’ se non semmai a generare ulteriore confusione nel consumatore estero.
Carolina Guerini

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