Vino pinot nero Le emozioni olfattive evocano ricordi

Senza scomodare l’Ulisse di James Joyce, il famoso romanzo in cui il profumo di tè e biscotti evoca i ricordi dell’io narrante, quante emozioni e ricordi sanno evocare in noi i profumi dei vini?

Un pinot nero, ben lavorato, a me ricorda le passeggiate nei boschi che facevo con mio papà e il nostro cagnolino, dopo la pioggia autunnale.

Degusto il mio vino, con calma, alla ricerca dei profumi che sprigiona, una narice per volta, per non saturare le mucose.

 

 

Pinot nero e profumo di fragoline di bosco, che qualche volta trovo per terra, puntini rossi tra il marrone e il verde del sottobosco. Profumo di rovi, di bacche nere e ricordi di mio padre che mi dice di non mangiarle, perché sono velenose.

Pinot nero e profumo di resina, che cola giù dalla corteccia degli alberi, appiccica le mani e sporca i vestiti.

Pinot nero e profumo di foglie secche bagnate, funghi calpestati per sbaglio o per gioco, legna resinosa umida, frescura.

Pinot nero e profumo di muschio, che trovo attaccato alle pietre e alla corteccia degli alberi, sempre orientato verso il Nord.

Giro il vino nel bicchiere, con le movenze abituali di noi sommelier, per fare sprigionare i profumi, concentrarli e sentirli con maggiore intensità.

Pinot noir e profumo del pelo bagnato del mio cane, un cocker che ci hanno regalato i miei vicini di casa. Lui scodinzola e annusa e punta qualche preda nascosta nella boscaglia, sopraffatto dal suo istinto da cacciatore. Ma noi non siamo cacciatori e non gli diamo soddisfazione. Camminiamo, in silenzio, mio papà davanti e io dietro, attenta a dove metto i piedi, o col naso all’insù.

Un primo sorso di pinot nero per avvinare la bocca e poi un secondo per ravvivare al gusto tutta la pienezza dei ricordi olfattivi.

 

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