pesce azzurro e vini rosati o rossi

Ad ogni stagione mi piace passeggiare lungo i litorali delle coste italiane, lasciar correre lo sguardo verso l’orizzonte infinito e ascoltare il lento respiro delle onde che accarezzano la riva.

A ora di pranzo, il profumo salmastro della battigia si unisce a quello dei ristorantini sul mare. Calamari e piccoli pesci di paranza vengono abilmente fritti con un’appetitosa doratura croccante. Cozze e vongole si tuffano nei sughetti e negli intingoli. Orate e branzini arrostiscono sulle griglie.

Per appagare i palati più golosi, ogni piatto di mare richiede un abbinamento ottimale col vino, che sappia esaltare sapori e aromi.

Come sempre attenta ad una dieta sana, ai valori nutrizionali e al miglior rapporto qualità/prezzo, non mi faccio mancare un piatto di pesce azzurro. La sarda e la sardina per esempio sono un alimento consigliato dai nutrizionisti perché ricche di acidi grassi essenziali omega 3, ottime per combattere il colesterolo. Un prodotto dei nostri mari, che richiede una certa lavorazione in cucina, dando ottime soddisfazioni nel piatto.

L’abbinamento più banale per il pesce è con i vini bianchi, ma con il pesce azzurro voglio osare di più.

Il mio amico Gianni di Arenzano per esempio, prepara la sarda ripiena alla Ligure, con un trito di scorza di limone, prezzemolo e aglio, uniti a pangrattato e uovo. 

sarde ripiene alla ligure by ilvinoconadri

Analizzando il piatto, posso definirlo sapido e abbastanza persistente, croccante. Nonostante l’abbondanza di ingredienti, il sapore della sarda appena pescata è netto e riconoscibile.

Non ho dunque bisogno di un vino tannico, che asciughi la bocca e nemmeno di un vino di alta gradazione alcolica o robusto, molto persistente e di grande struttura, che sovrasterebbe il gusto del piatto. Un vino fresco, fruttato, morbido si abbinerebbe bene.

Per un abbinamento territoriale tra pesce azzurro e vino rosato, è da provare l'Ormeasco di Pornassio Sciac-Tra da uve Ormeasco, una variante ligure del vitigno dolcetto. Sembra quasi uno scioglilingua, ma questo è un vitigno tipico delle zone collinari di Imperia. Il nome del vitigno Ormeasco deriva dalla zona di Ormeo, al confine con il Piemonte, sopra Albenga, dove la leggenda vuole sia stato portato dai saraceni.

Attenzione però a non ordinare lo Sciacchetrà, perché mi troverei in tavola un vino dolce prodotto nelle Cinque Terre. Entrambe i termini significano “schiaccia e trai”, che è il principio della vinificazione del rosato.

Osando di più proverei ad abbinare alle sarde ripiene con l’Ormeasco di Pornassio vinificato in rosso, che sia stato affinato non più di 4 mesi e solo in acciaio. Troverò un vino dal colore scarico,  poco tannico, di bassa gradazione alcolica, dalle note fresche, fruttate e mediterranee, che esalterà la fragranza del pesce, aggiungendo quella nota di ribes che rinfresca l’avvolgenza della panatura.

Un piacere che già pregusto.

 

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