Enoturismo e degustazione

Pecorino d’Abruzzo o pinot noir con gli arrosticini ?

In Abruzzo, terra magica adagiata tra il mare Adriatico, il Gran Sasso e la Maiella, vado alla ricerca della cucina tipica regionale.

Voglio comporre un abbinamento armonico tra cibo e vino, con la regola della contrapposizione e della concordanza. Che vino potrei abbinare ad un piatto di arrosticini d’agnello? E’ probabile aspettarsi una tendenza amarognola dalle piccole bruciature della cottura della carne, una buona sapidità e aromaticità data dalle erbe aromatiche aggiunte al piatto e una media persistenza gusto-olfattiva. Bisognerà quindi cercare un vino di buona morbidezza e persistenza aromatica intensa, perchè...

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i vini delle Signore della Valcalepio

Sulle colline dove il fiume Oglio, abbandonando il lago d’Iseo, crea il microclima adatto ai vigneti della Valcalepio, che si stende dalle colline a nord-ovest di Bergamo fino alle sponde sud-ovest del lago d’Iseo.

Nelle vigne della Valcalepio vengono tipicamente allevati vitigni internazionali.

I produttori della zona stanno alzando sempre di più la qualità dei prodotti, con attente lavorazioni sia in vigna che in cantina. Tra le promotrici della qualità del vino nel territorio, ecco l'associazione delle “Signore della Valcalepio”, che conta 16 socie fondatrici. 

le signore della valcalepio

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Vino pinot nero Le emozioni olfattive evocano ricordi

Senza scomodare l’Ulisse di James Joyce, il famoso romanzo in cui il profumo di tè e biscotti evoca i ricordi dell’io narrante, quante emozioni e ricordi sanno evocare in noi i profumi dei vini?

Un pinot nero, ben lavorato, a me ricorda le passeggiate nei boschi che facevo con mio papà e il nostro cagnolino, dopo la pioggia autunnale.

Degusto il mio vino, con calma, alla ricerca dei profumi che sprigiona, una narice per volta, per non saturare le mucose.

 

 

Pinot nero e profumo di fragoline di bosco, che qualche volta trovo per terra, puntini rossi tra il marrone e il verde del sottobosco. Profumo di rovi, di bacche nere e ricordi di mio padre che mi dice di non mangiarle, perché sono velenose.

Pinot nero e profumo di resina, che cola giù dalla corteccia degli alberi, appiccica le mani e sporca i vestiti.

Pinot nero e profumo di foglie secche bagnate, funghi calpestati per sbaglio o per gioco, legna resinosa umida, frescura.

Pinot nero e profumo di muschio, che trovo attaccato alle pietre e alla corteccia degli alberi, sempre orientato verso il Nord.

Giro il vino nel bicchiere, con le movenze abituali di noi sommelier, per fare sprigionare i profumi, concentrarli e sentirli con maggiore intensità.

Pinot noir e profumo del pelo bagnato del mio cane, un cocker che ci hanno regalato i miei vicini di casa. Lui scodinzola e annusa e punta qualche preda nascosta nella boscaglia, sopraffatto dal suo istinto da cacciatore. Ma noi non siamo cacciatori e non gli diamo soddisfazione. Camminiamo, in silenzio, mio papà davanti e io dietro, attenta a dove metto i piedi, o col naso all’insù.

Un primo sorso di pinot nero per avvinare la bocca e poi un secondo per ravvivare al gusto tutta la pienezza dei ricordi olfattivi.

 

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